A 22 anni Aldo inizia a lavorare nello studio di Ettore Sottsass.Nel 1980 è tra i fondatori di Sottsass & Associati, dove resterà per oltre dieci anni realizzando progetti in Europa, Asia e America.Nello stesso 1980 Aldo Cibic è con Sottsass uno dei fondatori di Memphis, il rivoluzionario collettivo di progettisti che trasformerà radicalmente il panorama del design mondiale.La partecipazione a Memphis è alla base dell’approccio sperimentale che è la cifra della carriera di Cibic. Denominatore comune il rapporto con Sottsass, talvolta anche conflittuale e spesso vissuto oltre i confini del linguaggio formale del maestro, ma sempre condividendo la convinzione che il design deve interagire con la vita e i comportamenti delle persone. Nella sua ultima intervista Sottsass affermerà: “Non credo di aver lasciato alcuna traccia del mio lavoro, forse qualcosa in Aldo Cibic”.Alla fine degli anni 80 Aldo inizia una riflessione su un concetto più personale di creatività, che ispira il lancio del suo primo progetto indipendente, Standard.] In linea con la sua idea di una forma di design più umana, meno eroica, Cibic sceglie non solo di disegnare oggetti per la casa, ma anche di produrli. È una collezione autoprodotta, presentata al pubblico nel suo loft in Milano, inaugurando una tradizione di mostre estemporanee che sono un modo per testare i progetti di design e guidare le ricerche.La sua attività di ricerca nel campo del “design di innovazione sociale” si è sviluppata attraverso l’insegnamento in varie scuole di design (Domus Academy) e facoltà di architettura (Politecnico di Milano, IUAV Venezia, Tongji University Shanghai).A partire dall’iniziativa Family Business , in “The Solid Side”, lanciata in collaborazione con Philips Corporate Design alla Domus Academy all’inizio degli anni novanta, ha prodotto progetti pionieristici, come New Stories New Design (2002), e CitizenCity (2003). Questi progetti di ricerca promuovono una relazione dinamica tra luoghi e persone e offrono un nuovo modo di disegnare i luoghi basato sulle interazioni sociali, ruotando intorno al tema centrale dell’interpretazione della sostenibilità. Quest’esperienza è culminata in “Microrealities, presentato alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2004.Rethinking Happiness, Biennale di Venezia 2010.Nel 2010, Aldo Cibic è uno dei due soli progettisti italiani invitati da Kazuyo Sejima alla 12ª edizione della Biennale di Architettura di Venezia. Presenta “Rethinking Happiness”,una serie di invenzioni narrative contemporanee volte a moltiplicare le opportunità di incontri, scambi e condivisione nella vita delle comunità, realizzati coinvolgendo architetti, agronomi, designer, sociologi e esperti in energia.Nel 2015 è curatore del Padiglione Venezia alla 56ª Biennale d’Arte di Venezia con la mostra: Guardando Avanti. L’evoluzione dell’arte del fare. Nove storie dal Veneto: digitale – non solo digitale.Aldo Cibic è stato inserito dalla rivista di architettura Domus nella guida ai migliori architetti del mondo “100+ best architecture firms 2019”. In particolare, i direttori di Domus Alessandro Mendini e Joseph Grima hanno proposto una selezione per dare voce agli studi che dimostrano come “in futuro possa realmente fiorire un’architettura sociale”.